Archive for the ‘IMI – Wiki’ Category

L’enciclopedia più golosa della rete

aprile 19, 2011

Come già abbiamo ripetutamente detto a lezione e visto su Report, Facebook sa chi siamo.
Una dimostrazione è  l’apparizione  di una pagina sponsorizzata che mi invita a visitare le prima enciclopedia dei salumi, la Prosciuttopedia! Ho pensato subito ad uno scherzo… invece no, esiste sul serio!

www.prosciuttopedia.com

Questa enciclopedia descrive dettagliatamente tutti i salumi tipici del nostro paese. Ecco un metodo per parlare di cucina in maniera informatizzata e nuova.

Ritornando al fatto che Fb ci conosce, ha “capito” che mi piace mangiare e cucinare, così mi ha fatto questo suggerimento… peccato che due post sotto la prosciuttopedia ci fosse la promozione di uno stage di RUNNING…
Che fosse un velato suggerimento?

Il grande inganno del Web 2.0

maggio 8, 2009

9788842089179.jpgInterrogarsi sulla tecnologia presente non vuol dire riuscire sempre ad afferrare con certezza quale sarà lo statuto della conoscenza nel futuro. È da tempo che si parla di Web e delle sue applicazioni: spesso vengono descritte come il ‘nuovo’, la nuova tecnologia, i nuovi canali di comunicazione, senza riuscire a coglierne fino in fondo la  portata storica nell’evoluzione dei processi sociali. Se di rivoluzione si tratta, questa si è già compiuta. Le proporzioni del Web sono ormai universali e come tali oggi vengono pensate, nonostante si abbia consapevolezza solo in parte del digital divide che ancora caratterizza il contesto italiano. Piuttosto ci si riferisce alla penetrazione di massa di Internet  – soprattutto fra le giovani generazioni, quelle nate dopo l’avvento del Web e che quindi non conoscono una realtà senza rete (la google generation come qualcuno l’ha chiamata) – e al suo uso indiscriminato per la trasmissione, la conservazione e l’accesso alla conoscenza. Nei prossimi decenni nessuno potrà fare a meno della rete e le prospettive sono di una sempre maggiore pervasività: ovvio che il dibattito fra critici ed entusiasti si animi di volta in volta sulle continue novità che questa piattaforma consente e consentirà. Parlo di ‘piattaforma’ perché è il termine che  meglio sottolinea, nelle ultime evoluzioni di Internet (Web 2.0), l’uso della rete non solo come supporto connettivo ma come luogo dove, in quanto utente (user), sperimentare maggiori possibilità di interazione con i siti, superando in questo senso lo stadio 1.0 basato unicamente sulla navigazione e la consultazione di una serie di pagine in formato HTML.

Proprio partendo dalla google generation il volumetto di Fabio Metitieri da poco pubblicato da Laterza, descrive il comportamento ‘da scoiattolo’ dei giovani utilizzatori della rete, poco avvezzi a una lettura attenta dei risultati ottenuti nella ricerca on-line, laddove il tempo medio di permanenza sulle singole pagine è comunque minimo, e gran parte del tempo complessivo è invece speso per la comprensione veloce dell’attinenza del risultato (e del successivo salvataggio su disco rigido), senza poi procedere alla disamina nel dettaglio di quanto si è scelto di archiviare. Una navigazione orizzontale, casuale che vaglia una molteplicità di documenti, ma poco verticale, non approfondita, che scende difficilmente nell’esame del singolo documento. E, fatto spesso curioso, se pensa di aver trovato ciò che interessa, allora decide di stamparlo, di materializzarlo nel suo formato che si pensa originario, autentico. Se ciò può essere ricondotto all’analisi delle abitudini informatiche in pieno mutamento, del tutto diverso è il dato secondo il quale nell’immaginario dei ‘nativi digitali’ la rete va a coincidere con Google (o comunque con il motore di ricerca): la google generation non ha percezione di alcuna differenza fra i diversi risultati che una ricerca su Internet può dare. Tutto è gratis, tutto è assolutamente sullo stesso piano. Sotto un profilo puramente giornalistico, si potrebbe dire che a venir meno è la capacità di valutare l’attendibilità di una fonte on- line.

A tal proposito Metitieri riporta anche la disciplina che, già in ambito anglosassone, molto meno in Italia, si occupa di studiare i modi della conoscenza dell’organizzazione della conoscenza sulle reti informatiche. Non è solo un gioco di parole, ma l’idea centrale dell’information literacy: ossia la possibilità di imparare ad imparare, di possedere gli strumenti cognitivi adeguati per trovare un’informazione sul Web e riconoscerne la validità. Dunque la comprensione  dell’organizzazione della conoscenza sulla rete e il continuo esame delle fonti; associata alle competenze nell’utilizzo dei diversi strumenti, l’information literacy può essere considerata, per quanto concerne il lavoro umanistico del cittadino istruito del futuro, al pari delle arti liberali (grammatica, retorica e logica) per il cittadino istruito nel mondo medievale. Può sembrare un valore debole, per chi proviene dal mondo accademico delle biblioteche e degli archivi, ovviamente educato al confronto e alla verifica delle fonti nella ricerca storica, ma è un valore che, nello scenario incerto del futuro, ci si auspica venga divulgato e insegnato quanto più possibile, perché davvero i modi del sapere (la sua circolazione, la sua conservazione) stanno mutando velocemente e il rischio è che manchi per le generazioni totalmente digitali un paradigma valido su cui questo sapere va fondato.

“Nessuna mediazione”, è il secondo aspetto che chiama in causa direttamente l’information literacy. Dunque il mondo dei blog e la realtà di un’informazione e un sapere libero da intermediari, (giornalisti, editori, bibliotecari cui è sottratto il compito di farsi autori/autenticatori di risorse on-line). La filosofia del Web 2.0 è la possibilità di mettere on-line contenuti generati dall’utente (Used Generated Content). Questo aspetto di per sé non è innovativo, nel senso che contenuti prodotti dagli utenti, i quali non si limitano semplicemente a scaricare e leggere pagine web, saltando da un link a un altro, ma contribuiscono e interagiscono direttamente, sono anche quelli delle vecchie liste di discussione o dei newsgroup, assai più vecchi dei blog. La tesi di Metitieri è qui apertamente polemica nei confronti della definizione di Web 2.0 elaborata da Tim O’Reilly, che è definito una “brillante operazione di marketing” dove, stante l’idea di democraticità e accessibilità della rete, riunendo sotto un’unica etichetta tutto ciò che di nuovo si è visto on-line negli ultimi anni (blog, social network, wiki) si è sancita la nascita di un secondo stadio del Web. In questo senso anche  Berners-Lee, ideatore del World Wide Web, parla del Web 2.0 come di “un’espressione gergale di cui non si sa l’esatto significato”; al di là delle posizioni polemiche – se il Web 2.0 sia o non sia un inganno – una serie di dubbi, non chiaramente risolti, emergono dalla lettura di queste pagine, e – credo – riguardano esplicitamente lo statuto della conoscenza sperimentabile sulla rete.

Fra tutti la personalizzazione dell’informazione, e quindi della conoscenza, sempre più frammentata e autoreferenziata, è quello che più lascia interdetti. La spinta egualitarista del mondo dei blog, contro cui Metitieri si muove con particolare puntualità, ha in sé il rischio di essere solo virtualmente uno spazio di conoscenza condivisa: la conversazione, che era alla base dei blog, pensati come spazi personali di condivisione di contenuti raccolti e prodotti per essere messi on-line e commentati, rischia di perdersi in un modello diffuso di affermazione personale, in una lotta per apparire che è comunque individuale e che si pone in contrasto con la logica comunitaria della rete. Il blog, nato come spazio personale per mettere in comune i risultati della propria navigazione in rete è divenuto uno spazio di autopromozione che solo fino a un certo punto può avocarsi il ruolo di dare voce dal basso a tutti, praticando quel citizen journalism tanto citato quando si parla di Web 2.0 come spazio alternativo ai media mainstream. Posizioni critiche, che forse nella ‘blogosfera’ difficilmente potranno essere discusse, ma che risentono anche del dibattito estremizzato sulle nuove tecnologie cui spesso s’assiste: il Web che diventa o il demonio o il paradiso futuro cui tutti avremo accesso.

Altre questioni aperte sono, in riferimento al futuro paradigma del sapere on-line, il ruolo delle biblioteche – rivoluzionate dalle possibili collaborazioni degli utenti nella catalogazione dei documenti attraverso le tag che già si trovano nei blog – e quello degli archivi ‘aperti’ (open archive) che nella ricerca accademica permettono la validazione e la valutazione di documenti prima della loro pubblicazione. Esempio chiave di tutto ciò è l’ideologia free che sta alla base di Wikipedia: fra i molti dubbi sollevati quelli relativi alla compilazione di termini più attuali e controversi – per i quali si scatena una vera e propria ‘guerra’ fra gli utenti per la continua modifica –  e la conseguente stabilità di altre voci, che dopo un iniziale dibattito trovano una loro definizione, la quale, per le voci di nicchia, può anche essere la sola.

Il panorama complessivo è dunque quanto di più vario e indefinito, ben altro che un semplice stadio ulteriore di un supporto. Il sapere on-line ha necessità di essere valutato anche in base alle strategie entro cui è stato organizzato: di fronte all’apparente caos e deriva informativa occorre possedere strumenti che non si limitino all’accettazione passiva di un modello di conoscenza diffuso, aperto e incontrollato, ma che offrano pur sempre autenticatori validi.

Wikipedia, limiti noti e nuovi sviluppi

aprile 16, 2009

Vorrei dare inizio alla collaborazione a questo blog segnalando un interessante riflessione sull’ enciclopedia libera e su alcune implicazioni dell’ utilizzo dei software Wiki pubblicata sul numero di aprile di Le Monde diplomatique.

L’ articolo, firmato dal ricercatore francese Mathieu O’Neil – già autore dello studio Cyberchiefs : autonomy and authority in online tribes – sottolinea come l’ apertura della produzione indipendente in rete ai non-specialisti caratteristica del Web 2.0 abbia rivoluzionato l’ idea tradizionale di competenza, con conseguenze qualche volta nefaste, ma abbia anche aperto la strada a nuove possibili forme di impegno politico.

Entrambi gli aspetti messi in luce nell’ analisi sembrano trarre origine dalla considerazione che i progetti online attuali si sviluppano in opposizione ai detentori tradizionali dell’ autorità. Come sostituire allora il classico concetto di competenza fondato su un’ identità professionale legittimata da un’ istituzione, se le informazioni vengono prodotte e veicolate indipendentemente da qualunque autorità statale o commerciale ?

O’Neil, rievocando le parole del fondatore dell’ enciclopedia libera Jimmy Wales, individua così la nuova incarnazione dell’ idea di competenza in un “processo” e non più in una persona, ovvero nell’ aggregazione di molteplici punti di vista – sempre ed immediatamente discutibili e contestabili -, insomma in quella che Wales ha definito la “saggezza della folla” : lo stesso modello di sviluppo su cui sono basati altri social media di successo.

Ma se la peer production garantisce, insieme ad un alto numero di partecipanti, un elevato livello di qualità informativa, ciò non toglie che il modello di reclutamento che dà vita a Wikipedia comporti una serie di punti deboli generati da quelle stesse caratteristiche che ne hanno decretato il successo : la questione dell’ inclusione degli articoli, innanzitutto, che sembra dipendere da criteri soggettivi e discutibili – la “rilevanza” – ; i possibili conflitti di opinione ; l’ anonimato, che apre la strada a qualsiasi manipolazione interessata o maliziosa ; i sabotaggi ; buoni ultimi, anche i possibili effetti negativi che il culto del “nobile dilettante” può produrre sul sistema dei media e degli editori istituzionali.

Isomma, conclude O’Neil, se la mancanza di rigore finisce per essere così problematica, perché non darsi, nell’ ottica di questo rinnovamento della cultura di massa, un obiettivo più politico che scientifico ? Dopotutto Wikipedia, con la capacità del proprio software di coordinare tanti entusiasmi individuali, non è che l’ interfaccia di un’ organizzazione del tutto originale in cui la flessibilità delle condizioni d’ accesso e l’ ampio margine di autonomia offerto sono in grado di motivare con successo l’ impegno dei partecipanti in progetti cooperativi emergenti.

La speranza conclusiva dell’ autore è che la scommessa di riuscire a trasferire questo modello all’ esterno della sfera digitale venga in qualche modo raccolta ; da qualcuno che abbia qualche idea, aggiungo io.

storia del wiki

aprile 22, 2008

Un wiki è un sito web o un insieme di documenti ipertestuali che possono essere modificati dagli utilizzatori e i cui contenuti sono sviluppati in collaborazione; la modifica è aperta e libera al fine di condividere e ottimizzare la conoscenza.

Il termine wiki deriva dal hawaiiano “wiki wiki” che significa rapido o molto veloce, fu coniato da Ward Cunningham, il padre del primo wiki, che si ispirò ai bus navetta dell’areoporto di Honululu.  Programmatore statunitense, fondò il primo sito wiki, il Portland Pattern Repository, il 25 marzo 1995; attualmente ancora attivo, il sito è dedicato a una storia informale delle idee di programmazione.

Caratteristica distintiva della tecnologia wiki è la facilità con cui le pagine possono essere create o modificate, l’utente può così scrivere e rivedere i documenti con un semplice linguaggio di markup, usando un web browser. Questa semplificazione si è resa necessaria data l’estrema complessità del linguaggio HTML e dal fatto che gli utenti si sarebbero potuti distrarre dai contenuti veri e propri. I wiki sono un mezzo completamente ipertestuale con una struttura di navigazione non lineare, in base alla quale ogni pagina contiene un gran numero di link ad altre pagine.

La tecnologia wiki di Cunninghum deve la sua fortuna al progetto di Nupedia prima e Wikipedia poi, entrambi indirizzati alla realizzazione di enciclopedie libere sul web. Nupedia fu fondata nel marzo 2000 da Jimbo Wales, per l’azienda Bormis e Larry Sanger. Questa non era un vero e proprio wiki aperto alle modifiche pubbliche, bensì si costituiva tramite un processo di revisione affidato ad esperti: si volevano creare voci di qualità comparabile a quelle di enciclopedie professionali grazie al contributo gratuito di accademici che lavorassero ai contenuti. I contenuti erano liberi, in quanto liberamente disponibili e riproducibili, infatti, come attualmente le voci di Wikipedia, erano editi sotto la GNU Free Documentation License. LA GNU FDL è una licenza di copy left creata dalla Free Software Fondation di Stallman per distribuire, modificare o utilizare a fini commerciali i documenti. Il processo di revisione previsto da Nupedia, però, si rivelò piuttosto lento e macchinoso, facendo si che le 24 voci create, nel 2003, anno di chiusura del sito, fossero incorporate in Wikipedia. Quest’ultima nacque come progetto complementare di Nupedia il 10 gennaio 2001: era prevista la partecipazione degli utenti per scrivere le voci dell’enciclopedia che sarebbero state incorporate in Nupedia successivamente, dopo una revisione. Poichè il consiglio consultivo degli esperti di Nupedia disapprovò il progetto, Wikipedia venne rilanciata solo cinque giorni dopo come sito web indipendente. La nuova enciclopedia ebbe un successo strepitoso e già alla fine del suo primo anno di esistenza conteneva 20.000 voci in 18 lingue differenti. Nel 2002, a seguito della nascita della spagnola Encilopedia Libre, che denunciava la paura per la pubblicità commerciale e l ‘anglo-centrismo di Wikipedia, Wales dichiarò che quest’ultima non avrebbe ospitato pubblicità promozionale e spostò il dominio del sito web da Wikipedia.com a Wikipedia.org. Nel 2003 da Wikipedia e Nupedia nacque la Wikimedia Foundation, un’organizzazione no profit a sostegno sia di questi progetti che dei progetti fratelli, come il Wikizionario o le Wikinotizie. Da allora il progetto di Wikipedia crebbe ad una velocità incredibile fino ad arrivare quest’anno al traguardo di 10 milioni di voci, diventando la più citata dai mass media, indicizzata dai motori di ricerca e andando a costituire uno dei fenomeni più caratterizzanti del web2.0 (essendo fra i 15 siti più visitati al mondo).

 FONDAZIONI NO PROFIT

Anche se non è facile dare una definizione attendibile di ente no profit, a causa delle peculiarità dei casi concreti, è comunque possibile rintracciarne alcuni elementi essenziali. L’ente senza scopo di lucro può senz’altro produrre un attivo sul piano economico-gestionale, ciò che importa è che tale margine di utile non si traduca in profitto, cioè non venga distribuito tra i membri della struttura stessa, venendo, viceversa reinvestito nell’attività svolta dall’ente ovvero destinato a finanziare iniziative di utilità sociale. In realtà non si esclude in modo assoluto la possibilità che gli utili vengano distribuiti tra i soci, ma non devono superare dei massimali stabiliti dalla legge. Le fondazioni godono inoltre di importanti detrazioni fiscali, allo stesso modo i donatori. Ciò incentiva spostamenti di denaro, soprattutto tra aziende di grandi dimensioni con notevoli introiti, verso fondazioni no profit, al fine di detassare il capitale e determinando così un circolo di donazioni che si autoalimenta. Inoltre non va trascurato il guadagno, in termini di prestigio e pubblicità, che le donazioni verso le fondazioni no profit comportano per le grandi imprese.   

La Wikimedia Foundation si affida per il 96% dei suoi introiti a donazioni pubbliche e il restante 4% lo ricava da vendita di magliette e gadget. I fondi sono spesi al 57%  per potenziamenti dell’ hardware e salari, il restante va in spese di amministrazione.  I maggiori beneffattori, coloro che versano più di 50 mila dollari, e così facendo possono godere della compagnia di Jimmy Wales per una cena, sono la “Alfred Sloan Foundation” con un contributo di 3 milioni di dollari, la “Virgin Foundation” e alcuni donatori individuali.

REGOLE DI WIKIPEDIA

Wikipedia si è dotata nel corso del tempo di una serie di regole, ad oggi in continua evoluzione e oggetto di discussione tra gli utenti, che si fondano su cinque pilastri: “wikipedia è un’enciclopedia, ha un punto di vista neutrale, è libera, ha un codice di condotta e non ha regole fisse”. Questi punti generali sono esplicitati profusamente in diverse pagine e accompagnati da altre pagine contententi un vero e proprio supporto tecnico. 

Innanzitutto wikipedia è sia un’enciclopedia on line che una comunità formata dai cosiddetti wikipediani. Non è un’enciclopedia di carta, infatti non vi sono limiti pratici di spazi, fatto salvo il limite del buon senso: pagine troppo pesanti, in byte, possono creare disagi a chi utilizza connessioni lente o problemi di leggibilità. Non essendo solo un dizionario, le sue voci contengono tanto una definizione quanto altre informazioni; inoltre su wikipedia non sono ammesse azioni di propaganda, o pressioni di alcun tipo, la presenza di pubblicità e di forum di discussione. Allo stesso modo non si può utilizzare l’enciclopedia come proprio sito o blog, i wikipediani hanno a disposizione lo spazio per la loro pagina personale da usarsi per informazioni di lavoro e non di curriculum. Infine sono bandite e solitamente immediatamente rimosse, voci con contenuti inappropiati, shock o volgari. Si richiede agli utenti un comportamento civile, non di sfide e liti personali; il metodo della votazione, solitamente usato per risolvere i conflitti, è un modo secondario per trovare il consenso, il primo è la discussione. Ciò rispecchia la definizione di democrazia di Hannah Arendt “la legge della maggioranza è semplicemente una procedura di decisione e la democrazia un sistema politico basato sul dialogo aperto”.

Il punto di vista neutrale, come per ogni enciclopedia, anche per wikipedia è un concetto fondamentale: essa infatti non assume alcuna posizione nè di condivisione nè di rigetto. Ciò richiede che una voce presenti correttamente tutti i punti di vista significativi in maniera proporzionata al grado di accettazione degli stessi da parte dell’opinione pubblica.

Riguardo alla libertà di wikipedia ci si riferisce alla già citata licenza di copyleft su cui si basa il progetto che permette a ciascuno di copiare e distribuire un documento, modifiacandolo o meno, sia a fini commerciali che non. 

In ragione del fatto che i wikipediani appartengono a paesi e culture differenti, esiste una wikiquette basata sul valore fondamentale del rispetto reciproco al fine di una sana e produttiva collaborazione. Si parte dal presupposto che le persone frequentino Wikipedia per scrivere buone voci, dunque la fiducia reciproca è imprescindibile; altrettanto importanti sono le correzioni e le revisioni che vanno sempre motivate. Va ricordato che un buon lavoro è dettagliato, ben informato, ben referenziato e si limita ai fatti.

LIMITI

Sono molti gli interrogativi e le critiche che investono il progetto di Wikipedia e la sua comunità: innazitutto ci si chiede se l’iniziativa riuscirà a mantenersi fedele ai suoi principi nonostante la crescita mensile del 7%; infatti i valori di apertura e cooperazione sembrano a volte incompatibili con le dimensioni dell’opera. Le maggiori difficoltà dell’enciclopedia riguardano le modalità di creazione e controllo delle voci e, inoltre, è piuttosto dubbio che l’enciclopedia libera possa coprire tematiche specialistiche in maniera sufficiente. Poichè qualunque membro della comunità può inserire una voce e questa può essere successivamente modificata da un altro membro, i termini non sono mai finiti. Ciò significa anche che non vi è un’autorità finale che certifichi accuratezza delle definizioni e veridicità, queste infatti sono in mano solamente all’autocontrollo degli aderente all’iniziativa. Va detto comunque che la comunità dei wikipediani è molto attiva e la qualità delle voci è sempre maggiore, anche grazie all’esistenza di norme che segnalano ciò che non dev’essere inserito. Il nodo sembra appunto questo: il dualismo tra norme e democraticità, se da un lato occorrerebbero regole più puntuali per evitare abusi, voci di discutibile enciclopedicità, personalismo ed eccessivo arbitrio da parte degli utenti; dall’altro così facendo si ridurrebbe il carattere di libertà che contraddistingue il progetto fin dagli albori. Alcuni accorgimenti sembrano utili ma peraltro discutibili, come l’esclusiva possibilità di mettere a votazione e votare riguardo l’abolizione di una voce, solo da parte di chi abbia editato almeno trenta voci. Ciò preserva senza dubbio da atti di vandalismo gratuito, ma d’altra parte impedisce, tramite richiesta di una sorta di certificazione, la possibilità di esprimere un parere all’interno di Wikipedia, creando una specie di gerarchia tra vecchi e nuovi utenti. La mancanza di un controllo istituzionalizzato su contenuti e nuove pubblicazioni, può portare alla nascita di figure che si ergono a censori del progetto, seppur privi di qualunque mandato e autorevolezza.

Altro busillis, già accennato sopra, è quello che riguarda il carattere generico-specialistico di Wikipedia: ad esempio, personaggi come Loredana Lecciso, appartenenti al mondo dello spettacolo, ma di fama e capacità relative, hanno diritto di stare in un’enciclopedia come Wikipedia? Sicuramente apparterrebbero a pubblicazioni riguardanti il mondo dello spettacolo italiano, ma altrettanto sicuramente non rientrerebbero all’interno della Treccani. Wikipedia come si pone nei confronti di questi casi? Si potrebbe sostenere che non dovendo affrontare problemi di spazio essa possa contenere quante più voci interessino ad almeno una cerchia di utenti, diventando così un’enciclopedia mista. D’altra parte si potrebbe dire che ciò determini una minor credibilità dell’enciclopedia stessa, a causa dell’unione di un insieme di voci poco coerenti fra loro, che forse, sarebbe meglio affidare a progetti paralleli e specializati in diversi settori.   

ALTRI PROGETTI WIKI

La tecnologia wiki, nel corso degli anni, si è notevolmente diffusa all’interno di enti e istituzioni, come ad esempio università e aziende. Nel web, inoltre, si trovano molte tipologie diverse di wiki: dal Fluwikie, rigurdante problemi e discussioni connessi all’influenza a Wikimapia, dove gli utenti aggiungono informazioni su tutti i luoghi della terra.

Contemporaneamente la stessa Wikimedia Foundation ha promosso lo svilupparsi di progetti fratelli a Wikipedia, quali Wikiquote, Wikibooks, Wikisource, Wikinotizie, Wikizionario, Wikiversità, Commons, Wikispecies e Meta. Wikiquote è una raccolta di aforismi e citazioni libere e multilingue, con collegamenti a Wikipedia per ulteriori informazioni e Wikisource per i testi completi. In essa si possono trovare citazioni celebri di anonimi, di e su autori celebri, tratte da e su opere teatrali, musicali, letterarie, film, programmi tv e cartoni animati, incipit ed explicit di opere letterarie, epitaffi, filastrocche, gaffe famose, proverbi e molto altro. Su Wikibooks si possono trovare libri liberi, modificabili da tutti. In particolare si tratta di un progetto multilingue per creare e-book di taglio divulgativo, rivolti in paticolare agli studenti, come libri di testo, manuali e libri commentati, ciò al fine di aiutare l’ autoapprendimento e la disponibilità di materiale didattico gratuito. Il portale contiene una biblioteca divisa per sezioni come geografia, sport, giochi. Il progetto, almeno per quanto riguarda la parte italiana, è ancora agli inizi. Wikisource è invece una raccolta di testi liberi, o perchè di pubblico dominio, o perchè gli autori ne concedono la libera diffusione, nei termini della licenza GFDL e contribuendo così allo sviluppo del copyleft. Anche Wikisource è diviso in sezioni quali letteratura, storia, diritto, canti, religione e scienze, attorno alle quali si sviluppano progetti specifici di approfondimento e riordino dei documenti presenti in ciascuna sezione. Wikinotizie è il luogo dove le figure di lettore e cronista vengono a fondersi. Il fine è quello di creare una comunità i cui partecipanti collaborino da ogni parte del mondo per riportare e divulgare le notizie sui fatti correnti. Gli articoli devono avere un punto di vista neutrale, essere precisi e rendere chiaro il contenuto al lettore, senza prevedere nè congiunture nè opinioni personali. Wikinotizie è sia globale che locale. Secondo alcuni siti web Wikinotizie è sia una sorta di blog scritto dai lettori, e quindi una fonte di aggiornamento sui fatti del presente, sia un’agenzia di stampa indipendente, alternativa alle private. Ogni notizia è pubblicata sotto la licenza GFDL e vi sono alcuni problemi legati al percorso di pubblicazione delle news: ogni articolo deve passare per quattro stadi, a partire dallo sviluppo per arrivare all’archiviazione, in modo da poterne garantire la veridicità. Il Wikizionario non è ancora stato realizzato in italiano, ma sono presenti in rete l’edizione inglese, francese e in altre lingue. Il progetto ha l’obiettivo di creare un dizionario libero e gratuito che non includa solo le definizioni delle parole, ma anche altre informazioni per comprenderle al meglio come etimologie, pronunce,frasi fatte, sinonimi, contrari e traduzioni. La Wikiversità è il progetto più giovane che mira a creare una comunità di apprendimento basata sul wiki; all’interno di essa è possibile partecipare ai corsi online già attivi o crearne di nuovi. E’ strutturata in maniera simile ad un vero e proprio ateneo, diviso in facoltà all’interno delle quali vi sono diversi corsi e materie. Le materie a loro volta sono suddivise in anni di studio. Benchè il progetto sia ancora agli inizi e la versione italiana sia molto scarna, si mira a definire i concetti fondamentali delle varie materie e a svolgerli in lezioni più strutturate. Commons è un archivio di documenti multimediali, rilasciati sotto la licenza GFDL per tutti i progetti della Wikimedia Foundation. Vi sono immagini, video e file audio che gli utenti possono votare e allo stesso tempo è possibile inserirne di nuovi. Wikispecies è l’archivio tassonomico di tutte le forme di vita conosciute, coprirà i regni di animali, piante, funghi, batteri e protisti. La comunità si riconosce nel principio: “Wikispecies è libera, perchè la vita è nel pubblico dominio”. L’ultimo oggetto della Wikimedia Foundation è Meta, uno spazio multilingue di coordinamento in cui si può discutere e proporre l’apertura di nuovi progetti, di nuove edizioni in lingue non ancora presenti. La comunità di tutti coloro che collaborano ai progetti della Wikimedia Foundation si riunisce ogni anno in una città diversa del globo per scambiarsi nuove idee e migliorare i progetti già esistenti, nell’ambito della manifestazione Wikimania.

SCENARI FUTURI

La crescita di importanza e di utenti che Wikipedia ha raggiunto nel tempo, ha determinato nuovi scenari all’interno della rete. Infatti sembra sempre più collaudato il binomio Google-Wikipedia, entrambi strumenti molto affidabili e sempre più cliccati. Il trend sembra confermato dall’uscita del nuovo e utilissimo tool per Firefox che mostra i risultati delle ricerche di Google e Wikipedia in un’unica pagina. Tramite Googlepedia, inserendo la parola da cercare, si otterranno i corrispondenti risultati sia tra le ricerche di Google, che all’interno dei testi di Wikipedia. La visualizzazione verrà mostrata, nel browser, in due colonne, portando i risultati di Wiki nella colonna di destra, solitamente occupata dagli sponsor Adwords.

Nel dicembre 2007 Google ha lanciato il progetto Google Knol, con l’intento di raccogliere tutto lo scibile umano messo in rete dagli utenti, dove sarebbe l’autore a decidere se monetizzare o meno la consultazione del proprio lavoro, e del quale sarebbero previste possibili multiple versioni e differenti punti di vista. All’interno di Knol, dovrebbero essere inseriti degli Adsense nella pagina, che permetterebbero quindi un guadagno legato ai clic pubblicitari, in modo da retribuire gli autori delle voci. Si tratta dunque di un chiaro progetto competitivo nei confronti di Wikipedia, diventato ormai fonte alternativa a Google. Le voci di Knol potrebbero diventare così le prime disponibili nel pagerank del motore di ricerca, tra le informazioni di tipo enciclopedico, penalizzando tantissimo Wikipedia, che diminuirebbe di molto la consultazione delle sue pagine. Grazie alla messa in risalto che Knol conferisce all’autore della voce, inoltre, si potrebbero generare due diverse conseguenze: da una parte molti collaboratori di Wikipedia, tentati da una maggior notorietà, andrebbero a collaborare con Knol, dall’altra si determinerebbe una maggiore competitivià tra gli utenti, minando così il progetto democratico e ugualitario alla base di Wikipedia. 

In risposta a ciò, Wikipedia, sta lanciando un motore di ricerca alternativo a Google, di cui saranno gli internauti, con il principio che sta alla base del wiki, a inserirne le informazioni. lI progetto si chiama Wikiasearch e dipende non dalla Wikimedia Foundation, ma dalla Wikia, l’associazione a fini di lucro, sempre facente capo a Jimbo Wales. 

 

aprile 17, 2008

Su wikipedia.it abbiamo trovato notizie interessanti sulla storia del wiki alle voci: wikipedia;storia di wikipedia;web 2.0 e wiki.
ulteriori informazioni le abbiamo trovate ai seguenti indirizzi:
http://macintosh.iblogr.com/2007/07/31/la-storia-di-wikipedia/
http://www.infocity.go.it/vedi_articolo.php?id=5309
http://www.consulteque.com/magazine_prof/index.phtml?_id_articolo=8181
http://it.wikisource.org/wiki/Produrre_sapere_in_rete_in_modo_cooperativo_-_il_caso_Wikipedia/Parte_II/Conoscenza_enciclopedica_libera_in_rete_-_Introduzione