Archive for the ‘Recensioni’ Category

SHARING ECONOMY MANIA

agosto 2, 2012

Dopo il boom dei social network, la sharing economy diventa il vero business del  futuro: una nuova filosofia di vita che, complice l’attuale crisi, prende le distanze dalla mania dell’accumulo per passare alla condivisione.

Negli Sati Uniti, dove la sharing economy è nata, viene ovviamente già applicata a ogni tipo di bene e servizio, dal babysitting alla condivisione di case, spazi di lavoro ecc.

Lo stesso “The Week” in un articolo online di aprile 2012, la  definisce come la “nuova rivoluzione industriale”.

Vediamo alcuni esempi tra i più famosi:
Airbnb (www.airbnb.it) è una community marketplace che mette in contatto proprietari di appartamenti, case, ville, stanze ecc con viaggiatori alla ricerca di una sistemazione; è uno dei siti più famosi che ha raggiunto il record di 10 milioni di notti prenotate in 25 mila città!

La community ha regole precise da rispettare, un’assicurazione che copre i proprietari e un’applicazione I-phone con “wish list” per salvare le proprie preferenze.

Sicuramente il mondo della moda è quello che fin da subito ha dato origine allo scambio, dalla semplice bottega di rivendita di abiti usati, alla community su internet; gli esempi sono moltissimi, ma possiamo sicuramente citare “Refashioner” sito americano must per le modaiole che non buttano mai via niente e che si definisce appunto  “un’accurata community per acquistare, vendere e scambiare abiti e accessori di qualità!” Qui si possono davvero fare ottimi affari trovando il pezzo preferito e cercato da tempo o noleggiando borse e abiti per un tempo limitato.

Un esempio italiano di rilievo è quello di www.suiteatwork.it, l’ecologico guardaroba organizzato in grado di offrire un guardaroba femminile condiviso tutto l’anno: su abbonamento si possono scegliere abiti per ogni giorno che vengono scelti, indossati e riportati alla sede centrale  che si occupa di lavarli, stirarli e rimetterli a disposizione (per ora solo a Milano e Brescia).

O ancora scambio dei vestitini dei figli per le mamme eco fashion, su www.newtoyou.it  boutique di Milano.

Ma oltre ovviamente allo scambio di case, abiti, all’ancor più famoso “couchsurfing”  che permette  di trovare sistemazioni “di fortuna”, la vera rivoluzione della sharing economy è quella che riguarda i servizi: si può scambiare e condividere davvero di tutto!

Dal dogsitter, www.dogvacacy.co, alle macchine sempre più scelte a noleggio, soprattutto negli USA con http://www.zipcar.com, per arrivare alla condivisione degli spazi comuni di casa e lavoro: dal “co-housing” dove più famiglie acquistano case in complessi residenziali con servizi e aree comuni (asilo, orto, parcheggi, macchine, gruppi d’acquisto) – da citare l’esempio di Urban Village Bovisa di Milano – al “co-working” che permette di condividere uffici completamente accessoriati riducendo le spese e usufruendo di spazi comuni (www.coworkinproject.com).

Il problema fondamentale è sicuramente quello della “garanzia”, del “potersi fidare”, che ogni community cerca di rafforzare con regole precise, esclusioni dal sito per violazioni fino ad arrivare negli USA alla creazione di una sorta di “portal reputation system for internet” che funziona come database per utenti referenziati.

Il mercato si avvia cosi a un modello di peer marketplace. Sempre più spesso l’offerta di un bene proviene dal singolo, anziché da una società: è il caso di eBay che si emancipa da internet per entrare nel quotidiano e il consumatore diventa veicolo di pubblicità, non soltanto perché sceglie cosa e come acquistare, ma perché consiglia, suggerisce: non è soltanto un fenomeno di scambio materiale, quindi, ma anche e soprattutto di opinioni.

Poter accedere a beni e servizi è ormai diventato più importante che possedere e i vantaggi sono sempre più numerosi: meno costi, meno problemi e creazione di una comunità globale che condivide soprattutto una di  filosofia di base.

Luisa Gulluni

Youtubers fenomenali

giugno 21, 2012

Esiste persino una voce di Wikipedia dedicata alle “YouTube personalities”. Okay, per il momento non disponibile in lingua italiana, ma è facile ovviare a questa mancanza con un minimo di padronanza dell’inglese o spulciandosi, in alternativa, tutta una serie di siti web in cui si parla anche degli Youtubers più famosi d’Italia. Immagine

Ad ogni modo, “youtube personalities are those persons or groups who have grown to prominence because of their appearance in videos on Youtube”, ci illumina Wikipedia, e io aggiungerei che alcuni di loro hanno la fortuna di ottenere un ingaggio nell’ambito per cui si erano proposti su questa vetrina virtuale di straordinaria efficacia.

Tra gli Youtubers italiani che possono dirsi fortunati, poiché hanno avuto un qualche tornaconto da questa esposizione autoimposta al pubblico ludibrio, indicati come i più famosi da WebSelecta, ho riconosciuto molti dei miei miti degli ultimi anni: Maddalena Balsamo, Willwoosh, Clio, LaMenteContorta. Il numero altissimo delle visualizzazioni e dei fan iscritti ai vari canali parla chiaro. Mancano, nell’elenco di WebSelecta, poiché non hanno ancora raggiunto la notorietà che gli spetta, i The Pills.

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Questi quattro disgraziati – mi permetto di apostrofarli così perché l’interattività del mezzo mi ha dato modo di scambiare più di due parole con Luca Vecchi, il regista – dallo scorso 5 novembre caricano su Youtube gli episodi spassosissimi di una web serie che racconta stralci di vita quotidiana.

I temi sono i più disparati. Dal momento che i nostri non lavorano e non sembrano neppure impegnarsi nello studio, si direbbe che abbiamo a che fare con un gruppo di simpatici fuori corso che non vivono con mamma e papà, per cui vicini anche alla vita dei fuori sede, alla prese con problemi esistenziali del calibro dell’Erasmus, delle bollette da pagare, dell’eventualità terribile di trovarsi un lavoro, ecc.

Di norma si tratta di video a sé stanti ma non sono mancate storie a puntate, la cui risoluzione finale ha tenuto con il fiato sospeso me e gli altri 3700 e passa adepti sul canale Youtube loro omonimo, cui vanno sommati i 230 su quello creato appositamente per la prima stagione della serie, perché ormai si sono montati la testa, e gli oltre 6500 sulla pagina fan di Facebook; tutti numeri che crescono di continuo.

La democraticità, del web in generale, di Youtube nel caso particolare, e l’interattività del mezzo Facebook non sono naturalmente le sole ragioni del successo di questi ventiseienni romani. I The Pills sono dotati di una discreta faccia tosta, all’occorrenza pure “piaciona”, perché pure l’occhio vuole la sua parte, di un innegabile talento per le gag comiche estemporanee, di una mimica facciale non da poco, di inventiva, specialmente; il tutto infarcito di citazioni cinematografiche più o meno colte e rigorosamente in un b/n-ignorante -nel senso che non avevano chi si occupasse della fotografia- di cui si fanno vanto.

Se questo fosse un mondo giusto, i The Pills lavorerebbero da un pezzo nel cinema, o magari in televisione, che sarebbe naturalmente diversa da com’è ridotta oggi. Nel mondo -mediatico- insoddisfacente che ci è toccato, perlomeno ci è data l’opportunità di goderci i nostri miti da vicino. Mi auguro che il piccolo spazio che i The Pills si sono conquistati fino ad ora con le loro capacità si allarghi sempre più e che prima o poi “du spicci” entrino in queste tasche, come incentivo a lavorare il doppio, s’intende, per un pubblico che già li adora.

Sabrina Colandrea

Mappi-amo la città

giugno 21, 2012

Si chiama Genova Mappe, è attivo da poco più di un mese e si presenta come un affascinante progetto web 2.0, per di più made in Genova. L’idea, recensita anche dal Corriere della Sera, è molto semplice: vedete qualcosa che non va in città? Avete qualche proposta che pensate possa essere valida ma temete di perderla nella giungla della burocrazia? Con Genova Mappe basta uno smartphone (o fotocamera + pc), si fotografa l’oggetto in questione, si compila un breve report, si geolocalizza sulla mappa e in poche “ditate” aggiungerete la vostra segnalazione a quelle degli altri utenti, creando una  mappatura sempre più completa delle criticità del territorio. Per una città di mugugnoni come Genova, praticamente un sogno!

CHI C’ È DIETRO
L’ideatore di Genova Mappe è Enrico Alletto,  un programmatore, ma soprattutto un cittadino in rete, che segue con molta attenzione tutto ciò che orbita attorno al web 2.0 attraverso il suo blog personale. Lanciato il progetto online ha subito trovato la convinta collaborazione di Mentelocale che si è fatta promotrice di Genova Mappe curando una rubrica apposita sul proprio portale. A breve partirà anche una collaborazione con il Politicometro che, dopo aver seguito da vicino le amministrative genovesi dichiarazione per dichiarazione, lancerà una nuova rubrica di inchieste partendo proprio dalle segnalazioni di Genova Mappe per portarle sui tavoli dell’amministrazione pubblica.

COME NASCE
Genova Mappe usa la piattaforma Ushahidi, un software free e open source nato in Kenya nel 2008 a seguito degli scontri post-elettorali. Il principio con cui è nato Ushahidi (che in Swahili significa “testimonianza”), è molto semplice, ovvero adoperare  crowdmap per raccogliere tutte le segnalazioni di violenze nel paese e aiutare a coordinare gli aiuti. Dal Kenya, Ushahidi è stato esportato ad Haiti per il terremoto del 2010, dove ha conosciuto la consacrazione per il significativo supporto che ha fornito nell’organizzazione dei soccorsi. Negli ultimi anni la piattaforma è stata miglorata e ampliata, rimanendo sempre open source, e recentemente, dopo esser stata presentata nel libro La scimmia che vinse il Pulitzer di Bruno e Mastrolonardo, è arrivata anche in Italia dove ha fatto la sua comparsa a fine 2011 con Emergenza Neve e Anpas (Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze). Genova Mappe, rispetto ai casi precedentemente illustrati ha la peculiarità di non essere nata per far fronte ad un’emergenza, ma per porsi come strumento di partecipazione online, la quintessenza del web 2.0.

COME FUNZIONA
Il punto di forza di Ushahidi, e quindi di Genova Mappe, è la versilità, che consente di operare in condizione logistiche di comunicazione diverse, adattandosi a utlizzi differenti. La funzione di base è rendere disponibili, anche in tempo reale, informazioni geolocalizzate relative a diverse categorie sulla mappa, permettendo di analizzare il flusso temporale degli avvenimenti attraverso una timeline. È possibile ricevere notifiche via mail sulle segnalazioni, scegliendo di seguire anche solo una categoria (ad esempio lo stato delle strade) e una sola zona (il quartiere di Castelletto).  Per quanto riguarda gli smartphone, Genova Mappe è facilmente utilizzabile scaricando gratuitamente la app di Ushahidi dall’Android Market o dall’App Store. Se invece si vogliono solamente seguire le segnalazioni, altri due mezzi utilizzabili sono i social network, con la pagina su Facebook e su Twitter (@GenovaMappe).

RISULTATI
Il tempo trascorso dal lancio di Genova Mappe è ancora troppo poco per poter fare un bilancio attendibile dei risultati raccolti. Merita però una menzione il fatto che, seppur in poco tempo, una segnalazione su un attraversamento pericoloso in zona Manin è arrivata lo scorso 19 giugno  sui banchi del Consiglio comunale di Genova. Che si stia muovendo qualcosa? L’importante – parafrasando De Coubertin – è…partecipare!

Matteo Agnoletto

 

ACCENDERE UN LIBRO, LEGGERE RADIO E TV

gennaio 31, 2012

Enrico Menduini, professore ordinario del DAMS all’università Roma Tre, partendo dall’esplicazione di concetti inerenti la comunicazione post-moderna, i media e il loro rapporto sempre più complesso con la società di massa, intraprende un percorso brioso e vivace che ripercorre, senza mai cadere in noiosi tecnicismi, la storia degli strumenti d’informazione, dalla televisione (con la quale siamo cresciuti), ai più recenti ritrovati multimediali che stanno rivoluzionando il concetto di informazione.

Nella prima parte del suo saggio, l’ex consigliere d’amministrazione Rai prende in considerazione i media elettronici, il cinema, la televisione e la radio esplicandone storia, funzionamento ed applicazioni: riusciamo così, pagina dopo pagina, a farci una concreta idea di come funzionino gli apparati che “non si vedono” ma che rendono possibile ogni giorno la messa in onda di trasmissioni radio – televisive o internet.

Ai linguaggi della radio è interamente dedicata la seconda parte, dove ogni capitolo sposta l’attenzione sui vari aspetti della radiofonia: una breve storia della radio che ci ricorda , quando non esisteva ancora la TV, l’importanza che ha rivestito in alcuni momenti salienti del passato (uno su tutti Radio Londra durante la seconda guerra mondiale), la pratica di come si “faccia ” nella pratica la radio, interessante per capire per esempio, la facilità con cui, ipoteticamente ognuno di noi potrebbe , con poche accortezze, installare un’emittente radio a bassissimo costo tra le proprie mura domestiche e, in fine, il capitolo sui generi radiofonici sottolinea aspetti come il target radiofonico, descrive i generi musicali che vanno per la maggiore tra le diverse utenze , apre una finestra sulle nuove tecniche di fruizione radio che stanno raccogliendo sempre più consenso come la radio fruibile con internet e ora anche attraverso il digitale terrestre.

La terza parte, relativa ai linguaggi della televisione è senz’altro quella che da maggior soddisfazione a chi sia interessato a comprendere i suoi meccanismi ma che non ha mai avuto la possibilità di vederseli sviscerare davanti agli occhi: la sensazione che si ha leggendo questo capitolo è di essere seduto accanto ad un regista che ti spiega passo passo ogni aspetto, anche quello che sembrerebbe più marginale della grande macchina che sta dietro al piccolo schermo, ma che marginale non è. Ecco così svelati i trucchi dell’inquadratura che ci fanno sembrare enorme uno studio televisivo che in realtà è grande quanto il nostro salotto, oppure quali leggi psicologiche vogliono che nel caso di una trasmissione che preveda l’intervento del pubblico tramite telefonata, compaia al centro dello studio un grosso telefono rosso che stia a legittimare lo squillo del telefono che in realtà non c’è. Interessanti i capitoli dedicati alle “ondate” (virtuosistico il termine, riferibile tanto al temine “onda” attinente alla sfera della TV quanto al significato più comune del termine) della tv nella sua storia italiana : ad ogni “onda” corrisponde un periodo storico in cui hanno vissuto programmi conoscitivi (l’autore ricorda, a ragione, che mamma Rai ha insegnato l’italiano ai suoi primissimi figli nati in un’Italia analfabeta e devastata dalla recente guerra) ,i primi talk show, i contenitori pomeridiani, i quiz, i concetti quali “sportainment”, “edutainment”, “infotainment” usando dei neo-inglesismi che magari non sono felicissimi ma che rendono l’idea della contaminazione che dagli anni ’80 dello scorso secolo ha visto le componenti di sport, educazione e informazione amalgamarsi all’intrattenimento, spalmando quest’ultimo ad ogni ora del palinsesto in modo inversamente proporzionale a quanto accadeva invece ai primordi della TV, quando ogni aspetto era ben separato da un altro e a presentare i diversi momenti appariva una signorina dall’aspetto familiare. E poi, l’evoluzione della tv degli ultimi vent’anni, la fiction, il reality show, e le nuove forme di fruizione: la pay tv, pay per vie, il digitale terrestre con la felice conseguenza di poter veramente scegliere cosa vedere perché l’offerta è (quasi) adeguata ad ogni domanda.

Insomma un libro che va letto per più d’una ragione: per acquisire consapevolezza sui funzionamenti (a volte anche subdoli) dei media, per poterli smascherare, per ripassare la storia della nostra televisione, che è , per molti aspetti, lo specchio della nostra storia italiana e per farsi un’idea delle futuribili evoluzioni del rapporto tra consumatori e mass-media. Ruoli che cambiano con le nuove tecnologie offerte da internet, ma con un filo di nostalgia, è bello ogni tanto leggere dei tempi in cui a presentare i diversi programmi era una signorina gentile con un sorriso familiare.

 

Enrico Menduini “I linguaggi della radio e della televisione – teorie, tecniche, formati.”

Editori Laterza 2008, pp. 233.

 

d.o.